Il “pellegrino” dell’Anno Santo è in cammino, in ricerca. Ogni
spostamento si prefigge una meta, uno scopo: l’incontro con persone
care; un luogo che offra un soggiorno piacevole; la visita ad una mostra
o museo; l’ingresso in un supermercato; la partecipazione ad eventi e
celebrazioni; ecc…
Il cammino - che dura una vita! - ci vuole “pellegrini in
cerca di speranza”. Don Luigi Giussani (1922-2005), fondatore del
movimento studentesco “Comunione e Liberazione” affermava che: la
storia ha per protagonisti due mendicanti: Dio alla ricerca del
cuore dell’uomo e l’uomo alla ricerca del volto di Dio. Basterebbe
pensare all’incontro di Gesù con la donna samaritana presso il pozzo di
Sicar (cfr Gv 4, 5-26); alla parabola della pecora smarrita (cfr Lc
15,4); ed ancor prima, alla chiamata di Mosè (cfr Es 3,1-12) sull’Oreb e
alla vocazione di Samuele (cfr 1 Sam 3,1-10).
Chi va in cerca di speranza motivata e solida si nutre di
fede-fiducia. Scrivendo ai cristiani di Efeso S. Paolo ricorda loro:
“(eravate) senza speranza e senza Dio nel mondo” (Ef 2,12 e sgg).
E’ fondamentalmente questa la motivazione che ha ispirato, fin dal 1300,
anno del primo giubileo, il pellegrinaggio a Roma: riscoprire le radici
della fede. Roma infatti - grazie alla predicazione, alla testimonianza,
al sacrificio di Pietro e Paolo, e di innumerevoli martiri – è la culla
del cristianesimo in occidente, e non solo. A Roma la “fonte” cui
attingere.
Per facilitare l’accesso al “rifornimento” di fede, garanzia
di salvezza e quindi di speranza, si aprono le porte della cattedrale,
sede del vescovo guida nella fede, e di altri luoghi significativi.
Il pellegrino, quindi, deve innanzitutto ricordare che
“Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”
(Gv 2, 29) e puntare su Cristo, riconosciuto: meta, guida, porta - o
meglio - via, verità, e vita. “Se qualcuno vuol venire dietro a me,
rinneghi se stesso (conversione, inversione di marcia) e
mi segua” (Mt16,24); “Colui che non porta la propria croce, e non
viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Lc 14,27).
Preoccupiamoci e controlliamo spesso che il nostro zaino di
pellegrini sia provvisto del corredo indispensabile: fede sostenuta
dall’ ascolto, lettura e meditazione della Parola di Dio (lampada ai
miei passi!); preghiera, eucarestia, sacramenti, opere buone.
Il tratto di strada finora percorso assieme ci ha ricordato
anche che Dio si fa pellegrino, ci viene in casa, ed è disposto,
anzi contento, di trasformare e ristrutturare ogni ripostiglio,
scantinato o edificio terremotato, in elegante ed accogliente ambiente:
“Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi
verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv14,24).
Non rallentiamo il passo, non lasciamoci distrarre da mete
attraenti ma devianti; esercitiamoci con la riflessione: a discernere;
ad ascoltare oltre che a sentire; a guardare oltre che a vedere. A
chiudere o aprire – con saggezza, semplicità e prudenza - porte e
finestre.
a cura di “p.angelo@oadnet.org”