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(09) “Una tappa”

 

 

 

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Nel processo di “restauro”, che abbiamo intrapreso nell’Anno Santo che stiamo vivendo, troviamo una rinnovata motivazione ed efficienti rinforzi, sostando nel “deserto” chiamato “quaresima” dove Il cartello segnaletico ammonisce: “La parola rivela i segreti del cuore” (Sr. 27,8,) che possiamo tradurre: “i segreti del cuore, il nostro intimo, ciò che siamo ed abbiamo di più prezioso e sacro, lo manifestiamo con la parola”. Gesù si esprime e spiega così: “L’uomo buono, dal buon tesoro del suo cuore tra fuori il bene” (Lc 16,45).

Migliorarsi, convertirsi - potremmo dedurne – significa far emergere e sviluppare la ricchezza di “terre rare” che custodiamo. Anche a costo di verificare e cambiare costantemente metodo e macchinari di lavoro! Nel silenzio e raccoglimento del deserto - che spesso evitiamo quasi fosse anticamera di deprimente solitudine - impariamo a riflettere, a pensare; mentre nel frastuono il più delle volte sentiamo senza ascoltare, vediamo senza guardare e teniamo spento il motore della intelligenza e del libero arbitrio, capace di generare idee, da dialoghi, confronti, esperienze.

Ma il bagaglio delle idee non deve essere conservato nel lucido, ma freddo e spesso disincarnato, frigorifero della razionalità, ma va travasato nel cuore capace di vedere e gestire l’essenziale.   Attraverso il cuore e la volontà le idee, selezionate ed arricchite, sono in regola per circolare, proporsi, agire. Tuttavia vediamo spesso in commercio idee nate da impressioni superficiali, da interessi di parte; idee che lasciano sì un segno, ma il segno del vuoto!

Il più valido baluardo contro il diluvio di certe idee è certamente la ricchezza e la trasparenza del nostro bagaglio rifornito ad una fonte quanto mai affidabile: la Parola di Dio.

La conoscenza e l’incontro fra le persone avviene attraverso il miracolo della trasparenza e della affidabilità delle parole. Dio percorre la stessa strada: “Dio, nessuno lo ha mai visto: Il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18) e ancora: “Le parole che (io Gesù) vi dico sono spirito e vita” (61,63). Lo stesso Giovanni presenta Gesù: Verbo (Parola) che rivela, rende cioè visibili e tangibili il pensiero e l’essenza di Dio. (cfr Gv 1, 1 e sgg).

E’ urgente sottopormi ad una  TAC per rendermi conto del mio “stato di salute”:

con quale premura aggiorno ed arricchisco il mio bagaglio di idee? A quale processo sottopongo le impressioni prima di accoglierle come idee inspiratrici e coinvolgenti? Quale contributo attingo, in tale processo, dall’idea di Dio, dalla sua parola ascoltata, letta, interpretata, meditata? Uso le parole per nascondere o per far conoscere? Vivo più nel clima del carnevale mascherato o nel deserto quaresimale che si nutre dell’essenziale? Sono in regola con quanto chiesto da Gesù: “Voi siete il sale della terra, ma se il sale perdesse sapore…Voi siete la luce del mondo:::”? (Mt 5,13…14).

 

 

a cura di “p.angelo@oadnet.org”

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 01-04-25