Nel processo di “restauro”, che abbiamo intrapreso nell’Anno
Santo che stiamo vivendo, troviamo una rinnovata motivazione ed
efficienti rinforzi, sostando nel “deserto” chiamato “quaresima” dove Il
cartello segnaletico ammonisce: “La parola rivela i segreti del cuore”
(Sr. 27,8,) che possiamo tradurre: “i segreti del cuore, il nostro
intimo, ciò che siamo ed abbiamo di più prezioso e sacro, lo
manifestiamo con la parola”. Gesù si esprime e spiega così: “L’uomo
buono, dal buon tesoro del suo cuore tra fuori il bene” (Lc 16,45).
Migliorarsi, convertirsi - potremmo dedurne – significa far
emergere e sviluppare la ricchezza di “terre rare” che custodiamo. Anche
a costo di verificare e cambiare costantemente metodo e macchinari di
lavoro! Nel silenzio e raccoglimento del deserto - che spesso evitiamo
quasi fosse anticamera di deprimente solitudine - impariamo a
riflettere, a pensare; mentre nel frastuono il più delle volte sentiamo
senza ascoltare, vediamo senza guardare e teniamo spento il motore della
intelligenza e del libero arbitrio, capace di generare idee, da
dialoghi, confronti, esperienze.
Ma il bagaglio delle idee non deve essere conservato nel
lucido, ma freddo e spesso disincarnato, frigorifero della razionalità,
ma va travasato nel cuore capace di vedere e gestire l’essenziale.
Attraverso il cuore e la volontà le idee, selezionate ed arricchite,
sono in regola per circolare, proporsi, agire. Tuttavia vediamo spesso
in commercio idee nate da impressioni superficiali, da interessi di
parte; idee che lasciano sì un segno, ma il segno del vuoto!
Il più valido baluardo contro il diluvio di certe idee è
certamente la ricchezza e la trasparenza del nostro bagaglio rifornito
ad una fonte quanto mai affidabile: la Parola di Dio.
La conoscenza e l’incontro fra le persone avviene attraverso
il miracolo della trasparenza e della affidabilità delle parole. Dio
percorre la stessa strada: “Dio, nessuno lo ha mai visto: Il Figlio
unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”
(Gv 1,18) e ancora: “Le parole che (io Gesù) vi dico sono
spirito e vita” (61,63). Lo stesso Giovanni presenta Gesù: Verbo
(Parola) che rivela, rende cioè visibili e tangibili il pensiero e
l’essenza di Dio. (cfr Gv 1, 1 e sgg).
E’ urgente sottopormi ad una TAC per rendermi conto del mio
“stato di salute”:
con quale premura aggiorno ed arricchisco il mio bagaglio di
idee? A quale processo sottopongo le impressioni prima di accoglierle
come idee inspiratrici e coinvolgenti? Quale contributo attingo, in tale
processo, dall’idea di Dio, dalla sua parola ascoltata, letta,
interpretata, meditata? Uso le parole per nascondere o per far
conoscere? Vivo più nel clima del carnevale mascherato o nel deserto
quaresimale che si nutre dell’essenziale? Sono in regola con quanto
chiesto da Gesù: “Voi siete il sale della terra, ma se il sale perdesse
sapore…Voi siete la luce del mondo:::”? (Mt 5,13…14).
a cura di “p.angelo@oadnet.org”